Il Maschio Angioino di Napoli ospita, dal 28 ottobre al 26 novembre 2018, la mostra di Franz Borghese dal titolo Ci rivedremo a Filippi, a cura di Marina Guida.
Pittore e scultore italiano, scomparso a Roma nel 2005, Franz Borghese è stato uno dei protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento. Nella sua opera, egli rappresenta una borghesia di inizio secolo, con vena ironica e fantastica, attraverso un linguaggio e una poetica che si elevano a metafora universale.
Il titolo del progetto è mutuato da una celebre frase che, secondo la tradizione, fu pronunciata dal fantasma di Giulio Cesare che così si rivolse a Bruto. Lo storico Plutarco, nell’opera Vite parallele, racconta che Bruto, ossessionato dai sensi di colpa per aver ordito e partecipato alla congiura nella quale Cesare era stato assassinato, sognò una entità che gli disse: “Sono il tuo cattivo demone, Bruto ci rivedremo a Filippi”. Ma fu il grande drammaturgo inglese William Shakespeare in Giulio Cesare a personificare il fantasma in quello del dittatore stesso. L’espressione è usata nel linguaggio corrente per indicare che, prima o poi, si arriverà ad una resa dei conti.
Il percorso espositivo è articolato in 3 sezioni. Nella prima sala è in esposizione una serie di otto tempere degli anni ’90 di medie e grandi dimensioni – inedite – e 7 acqueforti tratte dalla cartella “l’amore classico” del 1975, che raccontano l’universo visionario di Franz Borghese, la sua ironica analisi della borghesia. In tono caricaturale, l’artista passa al setaccio le umane debolezze e lo svuotamento valoriale, che contraddistinguono l’agire di piccoli personaggi, in eterno affannoso movimento: signore con il cagnolino, signori in monocolo e cilindro, prelati, cardinali gendarmi, assassini, narcisisti, servitori, buffoni, equilibristi, funamboli, prestigiatori, affabulatori, i tradimenti, ed i regolamenti di conti di una società alla deriva. L’artista mette in scena un imponente corteo di creature mostruose e grottesche, una onnicomprensiva caricatura trasformativa e deformante, che rende gli esseri umani manichini di se stessi.
Nella seconda sala sono in esposizione 20 disegni originali a china, tratti dal ciclo “W la Guerra” del 1976 nei quali emerge il suo impegno antimilitarista. Si tratta di disegni volti a smascherare i meccanismi perversi che presiedono gli stermini organizzati che vanno sotto il nome di guerre, mettendo in luce, con la sua cifra stilistica sempre ironica e caricaturale, le conseguenze ed i falsi miti che la borghesia artatamente da sempre costruisce per esaltarle e giustificarle. Tutti i lavori selezionati, sono degli anni Settanta e Novanta nei quali l’artista denunciava lo spettacolo della mediocrità della classe borghese, che dell’ipocrisia moralistica aveva fatto costume di vita e dell’indifferenza e della violenza, declinata in tutte le forme, buona norma di condotta. Gli atteggiamenti dei soggetti di Franz Borghese descrivono lo spirito di una nazione che solo in apparenza sembra passato, ma a ben guardare perdura tutt’oggi.